
Vogliamo partire dal corpo per recuperare, attraverso un filo invisibile, tutto ciò che lega psiche-corpo-emozioni-contesto per considerare in modo globale l’individuo che ci viene affidato in campo educativo.
Sappiamo che un bimbo impara toccando, mettendo in bocca, esplorando. Ma improvvisamente quando un bambino va a scuola, l’imparare diventa uno stare seduti ad ascoltare.
Il corpo invece partecipa attivamente alla costruzione della conoscenza. L’esperienza corporea, legata anche alle emozioni, il movimento, la percezione sensoriale, sono elementi fondamentali per un apprendimento profondo, inclusivo e significativo.
In queste pagine vogliamo proprio impegnarci a scoprire questo corpo vivente, questo corpo incarnato che urla, dice di sé, spesso anche e soprattutto oltre le parole dette: nei silenzi si racconta, negli atteggiamenti si svela, nelle relazioni si dichiara, nelle emozioni si accende, nei contesti si interpella.
È come svolgere una matassa sciogliendo tutti quei nodi che non permettono una filatura scorrevole e una tessitura efficace. I fili presenti ci suggeriscono delle connessioni, delle legature, che sembrano impossibili, ma che sono fondamentali per la comprensione del nostro essere nel mondo.
È un’attenzione ai volti, agli sguardi, ai corpi che raccontano, alle parole pronunciate, sussurrate e a quelle taciute, ai pensieri che, gradualmente, prendono una forma propria, un proprio vissuto, una propria esperienza, alle emozioni che sommessamente, ma prepotentemente, si insinuano nella storia di ognuno, al di là della tempesta chimico-elettrica-neurologica.
Sono decenni che le neuroscienze ci dicono e dimostrano che gli apprendimenti richiedono il pieno coinvolgimento del corpo. Sono queste, infatti, che, applicate alla pedagogia, hanno dimostrato che il gioco, il cambio di setting, la musica, le arti, l’attività motoria a scuola, le relazioni interpersonali, i colori alle pareti delle aule, aiutano ad apprendere meglio e di più.
Al corpo in educazione non è richiesto di esibire la migliore performance in modo da rendere piacevole ciò che si guarda, né di raggiungere traguardi numerici o di esibirsi in acrobazie spericolate, ma di esserci. Si chiede di partecipare attivamente e consapevolmente a quanto si va scoprendo, cercando di unire tutti quei tasselli che altrimenti rimarrebbero sparpagliati: frammenti di luce, disuniti, privi di un significato globale. Il corpo è il nostro asse portante.
È come un grande mosaico che manifesta appieno il suo significato, solo se ogni tessera si incastra con l’altra, solo se ogni parte svolge il proprio ruolo in armonia con il contorno adiacente e nel contesto appropriato. Si tratta di armonizzare il tutto, di connettere le parti.
La componente corporea non influenza solo la sfera cognitiva, ma anche quella psicologica. Sentirsi a proprio agio nel proprio corpo e avere una buona consapevolezza corporea, infatti, vuol dire sviluppare una buona autostima, fiducia in sé e sicurezza nelle proprie capacità, avere il coraggio e la curiosità di esplorare l’ambiente circostante e muoversi in esso liberamente. Significa fidarsi di se stessi e dell’altro per poter esplorare il mondo.
(Tratto da: “La danza dell’apprendimento. Pedagogia dell’espressione e della relazione“. Clara Sardella. Gambini Editore)









